Interviste,  Outlander,  Stagione 1

Lo scrittore dell'Ep. "Wentworth Prison" sulle scene Jamie vs BJR: "I momenti peggiori che ho passato sul set"

Jamie Fraser Outlander 115

Nel penultimo episodio della prima stagione di Outlander, l’oscurità ha sopraffatto tutto. Dopo essere stato catturato dagli inglesi e condannato all’impiccagione insieme a Taran McQuarrie (Douglas Henshall), a Jamie Fraser (Sam Heughan) è stata concessa una proroga dell’esecuzione… da un fin troppo entusiasta Black Jack Randall (Tobias Menzies).

E’ allora che lo scenario peggiore si dispiega: Black Jack Randall si approfitta di Jamie, torturandolo spietatamente sia a livello mentale sia fisico, il tutto mentre Claire rimane impotente nonostante i molteplici tentativi per salvarlo. Finalmente in grado di prendere il controllo di un uomo del quale è stato a lungo affascinato (e, francamente, attratto), Black Jack promette a Jamie una nobile morte in cambio del controllo mentale e fisico. E’ un incubo sadomaso, e – a quanto pare! – nemmeno la parte peggiore, a giudicare dall’ultima battuta di Black Jack “Vogliamo cominciare?”

The Hollywood Reporter ha intervistato lo sceneggiatore dell’episodio, Ira Steven Behr, per discutere della psicologia di Black Jack, dell’effetto che l’episodio ha avuto sul cast e la troupe, e del finale di stagione.

Qual era il tuo piano per questo episodio?

Ira Steven Behr: Sapevamo fin dall’inizio che avrei scritto l’episodio 15 e Ron Moore [il creatore della serie] avrebbe fatto il 16. A un certo punto non era chiaro cosa avremmo inserito nell’episodio, così ho davvero pensato che avrei avuto il mio bel da fare.

E’ interessante perché l’episodio prepara per un finale ancora più intenso ma era, di per sé, anche incredibilmente violento e difficile da guardare. Com’è stato creare quell’ambiente?

E’ stato molto più facile scrivere questo episodio che dover trovarsi sul set. So come l’episodio probabilmente sembrerà sulla carta, ma il fatto è che i cinque o sei giorni in cui abbiamo girato sono stati senza dubbio i peggiori che abbia mai trascorso su un set. La maggior parte delle troupe di programmi TV e di film cinematografici sono effettivamente formate da veri duri. E fanno il loro lavoro non importa quello che viene girato. Questa volta, però, tutti lo sentivano. I membri della troupe mi passavano davanti dicendo, “Quando finirà?” Non mi era mai accaduto prima. Stessa cosa con i truccatori e i costumisti – verificavo con loro a volte dopo una scena particolarmente straziante e, non scherzo, ci sono state lacrime. Non l’avevo mai visto prima.

Cosa pensi Black Jack stava cercando di ottenere con tutto questo?

Black Jack è un personaggio molto complicato. Dice a se stesso, senza dubbio in “The Garrison Commander”, tante diverse storie su come si sentiva – alcune di esse vere, alcune auto-illusorie. Con Jamie non si tratta solo del caso di un uomo che vuole la morte di un altro uomo; salva Jamie – e Ron ed io ne abbiamo parlato dopo che lo show era stato fatto e una delle cose che ci è venuta in mente era il senso dell’onore di Black Jack. Non è qualcosa che ci si aspetta venga compreso fino in fondo o con cui sia possibile sentire una connessione, ma lui ne ha uno [senso dell’onore]. Voleva dare a Jamie una morte nobile – diceva sul serio – e per lui è stato un affare. Del tipo “Non posso salvarti dalla giustizia britannica, ma posso darti la morte che ti meriti, ma in cambio tu devi permettermi di spezzarti fisicamente e mentalmente.” Sembra folle ma per Black Jack ha un certo senso. E’ uno stato d’animo che ho esaminato quando ho scritto l’episodio, ma che certamente non vorrei vivere [ride].

Lo show ha fatto davvero un ottimo lavoro nell’introdurre e predisporre il perché dietro al processo mentale e allo stato emotivo di Black Jack. E’ un uomo molto represso e arrabbiato.

Per me, la battuta più vera per il personaggio di Black Jack è stata quando ha strappato via la camicia di Jamie e ha detto con stupore: “Come ci si sente ad essere vivi e portare tanta carne morta?” Do a Sam tanto credito perché è stata dura. Ero lì durante le riprese e non è stato facile per lui. Doveva rimanere in questa dimensione mentale oscura, e ci sono stati momenti in cui conclusa una scena volevo andare da lui e dirgli quanto fosse stato bravo, quanto stesse recitando in modo eccezionale e talvolta vedevo la concentrazione sul suo volto e quel senso di disagio nei suoi occhi e preferivo evitare.

La scena in cui, dopo essere finalmente riuscita ad entrare nella cella per poi essere scoperta da Black Jack, Claire gli racconta la sua morte è stata particolarmente potente e triste.

E’ stata girata a Carlyle in un castello nell’Inghilterra del Nord. E le riprese sono avvenute in questa piccola dispensa sotterranea che era piena – piena! – di ragni. La prima volta che sono andati giù i ragni cadevano dal soffitto, così sono dovuto uscire di lì. Poi sono scesi con le torce per cercare di mandarli via. E’ stata la location più sgradevole e umida che si possa desiderare. Sono rimasto sorpreso quando ho letto il libro che Claire non avesse avuto successo perché è così intelligente e capace e questa era parte della tragedia della puntata 15. Lei fa tutto il possibile. E’ come la scena con la guardia: mantiene la calma e cerca di bluffare in modo da vedere Jamie. Tenta disperatamente ma non c’era nulla da fare, davvero.

Come è nata l’idea con le mucche?

Una delle cose che ho pensato sarebbe stato bella, per l’episodio, era l’idea che fosse Murtagh quello che pensava alle mucche [come una distrazione]. Murtagh è uno dei miei personaggi preferiti, ma tiene le sue opinioni per se stesso a meno che non sta parlando a Jamie, così vederlo sorridere quando tu non lo fai quasi mai, è stato davvero divertente.

E’ stata una bella tregua prima di quello che sembra essere sul serio un finale difficile-da-guardare.

Dirò questo – e non lo dico mai perché devi tenere d’occhio quello che succede di fronte a te e ora siamo nella seconda stagione – ma questi due episodi non hanno ancora lasciato andare la loro presa su di me dal momento in cui li abbiamo scritti e girati. Sono bloccati nella mia mente e penso spesso a loro. Mi interessa vedere la risposta ad essi. Sono sicuro che ci sarà una risposta, qualunque essa sia. Provo un certo senso di soddisfazione riguardo al fatto che abbiamo affrontato qualcosa di diverso e che non ci siamo tirati indietro dal mostrare. In questo senso sono contento di aver detto sì a questo lavoro.

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