Interviste,  Ronald D. Moore,  Stagione 1

Outlander Finale: Lo show è andato troppo oltre?

Outlander finale 1x16 Jamie e Claire

Nel finale della stagione 1 di Outlander, il sadico Jack Randall (Tobias Menzies) ha finalmente avuto la sua vittoria e violentato Jamie Fraser (Sam Heughan) nel corpo e nell’anima. Il brutale abuso fisico ed emotivo è stato qualcosa che non abbiamo mai visto prima in televisione. Grazie al cielo, queste scene sono state alternate con quelle che mostrano il salvataggio e la guarigione di Jamie con l’amore di Claire (Caitriona Balfe) che ha guarito le sue ferite, risanato la sua psiche e gli ha donato speranza quando ha rivelato di essere incinta.

TVInsider ha intervistato il produttore esecutivo Ronald D. Moore su com’è stato creare un episodio così crudele e al tempo stesso tenero e verso quale direzione condurrà la serie nella stagione 2.

Qual è stato il tuo approccio per filmare le scene tra Jack e Jamie?

Ci sono state delle grande cose che abbiamo fatto e che andavano oltre al solito materiale che giravamo. Ci siamo ritagliati del tempo extra per permettere agli attori di lavorare maggiormente con la regista Anna Foerster nelle prove. Era importante che avessero il tempo e lo spazio di lavorare insieme e provare tutte quelle scene negli ultimi due episodi. Per via della natura di ciò che stavamo facendo, volevamo concedere loro spazio e libertà, e creare una zona dove potessero davvero dare il proprio meglio. Abbiamo costruito il set della prigione nei nostri studi di registrazione e abbiamo girato la storia in ordine cronologico, invece di girarla fuori sequenza. Questo per aiutare gli attori a mantenere il punto in cui si trovavano nella storia e dar loro l’intero arco narrativo.

Che tipo di conversazioni hai avuto con Menzies e Heughan?

Abbiamo parlato di vari aspetti: Che cosa vuole Jack in questo momento? Che cosa vuole Jamie? Dove stanno cercando di andare? Che cosa guida le loro azioni? Quali sono le loro paure e speranze? Dov’è il momento di calma nella scena? Il momento dell’orrore? Dove iniziamo la violenza e qual è la transizione tra questi elementi? E’ molto specifico per ogni scena. Poi abbiamo provato. Loro [gli attori] avevano suggerimenti ed idee che abbiamo inserito nello script.

Gli attori quali cambiamenti hanno suggerito?

C’è una scena dove Jack solleva Jamie e lo tiene sul suo fianco, Jamie è un po’ disteso e Jack dice “Oh, vuoi sottometterti come Cristo sulla croce”. E apre le sue mani in quell’inquadratura. Le posizioni dei loro corpi ricordano in un certo senso la Pietà di Michelangelo. E’ Cristo. E’ un’immagine che colpisce, è trasgressiva, potente e toccante allo stesso tempo. Alla regista piaceva molto. Così abbiamo aggiunto quella battuta e tenuta nello show.

Perchè hai strutturato l’episodio nel modo in cui l’ha fatto – spostandosi tra Claire che si prende cura di Jamie mentre si riprende al monastero e i flashback con le scene in prigione?

Per prima cosa, nel libro l’intera storia è raccontata con flashback e manteneva la narrazione in prima persona di Claire. Le cose che sono successe a Wentworth con Jack e Jamie sono state raccontate molto tempo dopo l’accaduto. Nell’episodio precedente, non volevamo farlo così abbiamo svolto le scene in tempo reale e intervallando lei che cerca Jamie con cosa stava accadendo laggiù nella cella della prigione. Nel finale abbiamo mantenuto la struttura con flashback del libro. Claire sta cercando di andare a fondo di cosa è successo a Jamie mentre era a Wentworth. Sta cercando un segreto, la verità di cosa è successo tra lui e Jack. E anche il pubblico sta cercando di venirne a capo.

La rivelazione di Jamie, provato dalla vergogna, di quel segreto è stata straziante. Perché si è sentito così in colpa riguardo a quel momento quando Jack, come Jamie ha spiegato, “ha fatto l’amore” con lui?

E’ stato un momento in cui tra tutto il dolore e le torture lui si è sentito bene. Dove ha quasi provato piacere. E il fatto che sia giunto come sollievo, che c’è stato un momento di conforto nel suo cuore, è per questo che lui si è sentito in colpa. Perchè ha creduto all’idea che non avrebbe dovuto. E questo sicuramente ha ripercussioni nella nostra cultura delle vittime di stupro che iniziano a sentire che la loro esperienza è stata particolarmente inaccettabile perché non hanno provato o reagito nel modo che loro “si supponeva” dovessero reagire. Causa molti sentimenti di colpevolezza, di auto-flagellazione, di disgusto verso se stesso.

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Quante cose tristi e orribili sono accadute in quella singola ora di televisione. Eri preoccupato all’idea che i fans potessero smettere di guardare?

E’ roba tosta. E’ una storia orribile quella che stiamo raccontando.  Dovevamo affrontarla e cercare di dipingerla nel modo più veritiero che potevamo. Ma cercavo di capire: Qual è il punto in cui non posso più guardare lo show, dove devo distogliere lo sguardo? Ogni volta che trovavo quel punto mi dicevo “Ok, tagliamo o cambiamo, o passiamo alla scena successiva”. Non ho problemi nel mettere profondamente a disagio o a sconvolgere le persone. Ma non volevo perderle. Non volevo che arrivassero al punto di spegnere tutto dicendo “Questo è troppo”. Ci saranno persone che proveranno questo in ogni caso. Lo capisco. Ma non volevo che la stragrande – maggioranza non fosse in grado di guardare le scene. Volevo che fossero inorridite, commosse, colpite, sconvolte, ma non volevo che si allontanassero e mi auguro che sia questo il punto che ho trovato.

Come decidi quando un momento “è troppo”? 

Le scelte dipendono da quanta violenza vuoi rappresentare su schermo e per quanto tempo. A volte si tratta letteralmente di solo un fotogramma o pochi secondi. Quanto a lungo dobbiamo guardare quel chiodo nella mano o Jack che stupra Jamie? Quante urla dover ascoltare? Senti che stai arrivando al punto quando dici “Questo è troppo”. Certe volte se riesci a creare un attimo di calma prima o dopo quel momento ciò permette all’immagine stessa di funzionare meglio.

Che cosa hai pensato quando hai visto le performance degli attori?

Ero orgoglioso di entrambi. Sam si è davvero superato, assumendo le maggiori responsabilità in un momento così cruciale, riuscendo con successo a cogliere l’essenza di questo uomo e di questo trauma. E’ stato coraggioso. La cosa che mi ha impressionato maggiormente di Tobias è stata che Jack non ha mai smesso di essere un essere umano. Jack era un uomo. Non era un mostro. Non era qualche creazione fantastica che potevi respingere. Ed è più orribile perché si tratta proprio di un uomo. Gli esseri umani elaborano questo genere di cose e le mettono in pratica sugli altri. Se lui [Tobias] avesse lasciato che Jack cadesse nello stereotipo del villain da cartone animato allora nessuna delle scene avrebbe portato la potenza che hanno. Entrambi gli attori sono stati senza paura e vulnerabili e davvero coraggiosi.

Sembra che le scene di stupro maschile siamo più difficili da digerire per le persone. Secondo te per quale motivo?

Il pensiero di uno stupro maschile ha un particolare tabù nella nostra cultura. Abbiamo la tendenza ad isolarlo dietro le pareti di una prigione nelle nostre menti. Facciamo battute di questo tipo al riguardo. Metterlo in scena, farlo davvero in modo veritiero, specialmente prendendo il tuo personaggio maschile principale è qualcosa che nella nostra cultura rifuggiamo… Quando l’ho letto, ricordo di aver pensato Wow non ho mai visto nulla di simile prima e se lo facciamo sarà qualcosa di diverso.

I critici indicano che show come Game of Thrones usano lo stupro e la tortura per intensificare le trame. Qual è la tua posizione in merito?

Game of Thrones è uno show di alto profilo. Di conseguenza, quando qualcosa di forte accade lì, causa molte più chiacchiere. Penso che la televisione, nel suo complesso, sta usando la violenza o lo stupro più di quanto abbia mai fatto? No. E’ sempre stato un tema ricorrente della televisione. Forse è rappresentato in modo più esplicito adesso. Forse ci si sofferma di più adesso. Forse la tv via cavo mostra scenari che la televisione generalista non può e che 25 anni fa nemmeno si pensava di arrivare. Ma forse se si torna indietro, vedrete che lo stupro e la violenza erano costantemente parte delle trame sin dagli albori della televisione. Venivano gestiti soltanto diversamente. Il modo in cui la TV raccontava le storie era diverso. Ma hanno sempre fatto parte della narrazione. Sono sempre stati utilizzati come minaccia. Non lo vedo come uno nuovo trend. La violenza in Game of Thrones non è certamente più esagerata di quello che è stato fatto in Spartacus un paio di anni fa. Nemmeno lontanamente.

Claire e Jamie sono scappati a Jack una volta per tutte? Vedremo Tobias Menzies solo nell’altro suo ruolo come Frank, il marito di Claire nel 20°secolo?

Dovrete attendere e vedere. Vedrete Tobias. Faremo dei flashback – o salti avanti nel tempo,  come volete chiamarli – al 20° secolo e vedremo più di Frank.

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Nell’ultima scena, Claire e Jamie salpano verso la Francia e lei condivide la sua notizia felice. Perché hai concluso la stagione in questo modo?

Il primo libro termina su questa nota. Penso che l’ultima battuta del libro sia “Sono incinta”. Ma nel libro, quando Claire porta Jamie al monastero per rimettersi, erano già in Francia. Molta di quella storia l’abbiamo spostata in Scozia perché volevamo mantenere la sensazione che fossero ancora in pericolo e non ancora del tutto liberi. Ciò ci ha permesso di fare l’ultima scena sulla nave, mentre salpano verso la Francia.

La seconda stagione si concentrerà sulla gravidanza di Claire?

La gravidanza, restare nel 18° secolo e cosa questo significa per Claire, è una storia importante nella seconda stagione.

Il trauma dello stupro come influenzerà Jamie nel lungo termine?

Ci saranno sicuramente ripercussioni per lui e per la relazione [di Jamie e Claire] nella seconda stagione – e oltre. Nella saga, il personaggio di Jamie Fraser non dimentica mai questa esperienza. L’autrice Diana Gabaldon ha scritto l’ottavo libro e ci sono ancora delle volte in cui lui ricorda; ancora lo perseguita. Non domina la storia nella seconda stagione o nei libri seguenti ma è sempre parte del suo personaggio. Si ripresenta in modi inaspettati e influisce sulla relazione con Claire per il resto delle loro vite.

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