Interviste,  Jamie Fraser,  Sam Heughan,  Stagione 1

Sam Heughan: "OUTLANDER racconta la fine di una cultura"

Sam Heughan Outlander

Sam Heughan è stato intervistato dal quotidiano in lingua catalana e spagnola “La Vanguardia“, rispondendo a varie domande tra le quali come si sente ad interpretare il personaggio di Jamie Fraser, ideato dalla scrittrice Diana Gabaldon, che gode di un enorme seguito di fans in tutto il mondo, quale contributo lo showrunner Ron D. Moore ha dato all’universo di “Outlander”, com’è stato girare le scene di sesso nell’episodio “The Wedding”, cosa dobbiamo aspettarci da Jamie nella seconda parte della stagione (che ritornerà negli USA il 4 Aprile) e molto altro…

Di seguito la traduzione in italiano dell’intera intervista!

Outlander Jamie FraserLe saghe letterarie, se sono contemporanee, portano con sé un’attesa speciale e visto il successo di “Game of Thrones” del network HBO, il canale Starz (Spartacus) si è mosso alla ricerca di altri romanzi che potessero trasformarsi in un fenomeno. E’ così che si deve la nascita di “Outlander”, che racconta la storia d’amore appassionante tra una donna inglese che viaggia nel passato e un guerriero scozzese ribelle. Lui, l’attore Sam Heughan, è diventato improvvisamente un rubacuori romantico…

Passare dall’essere respinto per un ruolo secondario in “Game of Thrones” ad ottenere la parte di protagonista in un’altra serie letteraria, “Outlander”. Deve essere stata una bella sensazione.

Sì, sono molto felice. Mi sono presentato ai casting di “Game of Thrones” svariate volte, come tutti i miei amici, ma non mi hanno mai scelto. Quindi, sì, è fantastico far parte di un’altra serie di successo come Outlander.

La scrittrice Diana Gabaldon ha pubblicato già 8 volumi della saga di Outlander. Come ci si approccia ad un personaggio che gode di milioni di fans ancor prima di iniziare?

C’era un bel po’ di pressione. La Gabaldon mi ha aiutato con i libri ed io, da parte mia, ho fatto ricerche sull’epoca storica e il modo di vivere degli Highlanders (come si chiamano gli abitanti delle Highlands in Scozia). Inoltre, noi attori abbiamo avuto un boot-camp dove ci hanno addestrato per imparare ad andare a cavallo, per saper combattere con le spade e imparare il gaelico. Era molto importante contestualizzare il mio personaggio perchè la sua lingua è il gaelico e ha una mentalità diversa rispetto all’uomo moderno.

“Outlander” contiene elementi di vari generi letterari. C’è chi la vende come storia di fantascienza e chi come romanzo d’amore. Tu come la descriveresti?

Diana Gabaldon sarebbe la prima a sostenere che è impossibile classificare il romanzo in una sezione specifica di una biblioteca: appartiene un po’ a tutte. C’è azione, avventura, storia, fantascienza, romance… L’aspetto più importante è che si tratta di una storia epica con personaggi interessanti. E’ la storia della vita di Claire e Jamie, e della loro relazione.

E’ stato piuttosto inaspettato il momento in cui è stato annunciato che Ron D. Moore avrebbe adattato in tv la serie, soprattutto considerando che lui è l’artefice del remake di “Battlestar Galactica”, un cult per gli appassionati del genere fantascientifico/spaziale. Qual è il suo contributo all’universo di “Outlander”?

Ho seguito molto Ron perchè non solo ero fan di “Battlestar Galactica”, ma adoro anche “Star Trek”, dove ha lavorato con Ira Steven Behr, uno dei membri del team di sceneggiatori in “Outlander”. Credo che si possano individuare molte similitudini tra le loro serie: parlano di una cultura in pericolo d’estinzione. Dall’inizio della serie sappiamo che gli Highlanders sono condannati: sono stati vittime di un massacro come la Battaglia di Culloden e il modo di vivere scozzese è stato eradicato. Ha segnato la fine di una lingua e di una cultura. Claire, che proviene dal futuro, sa che le persone con le quali si relaziona sono predestinate a morire. Per questo [Outlander] mi ricorda le opere di fantascienza, perchè spesso riflettono sul futuro dell’umanità.

Quindi sei un “nerd”.

Assolutamente. E’ curioso perchè quando ho conosciuto Ron abbiamo iniziato a parlare dell’Unione Europea, e mi ha spiegato che secondo lui il mondo doveva andare verso questa direzione. Anch’io sono della stessa opinione, ma in questo momento mi rendo conto che sicuramente era dovuto alla sua influenza, all’aver visto Star Trek e Battlestar Galactica.

Uno degli episodi più commentati è stato “The Wedding”, la notte di nozze del settimo episodio. I mass media statunitensi l’hanno accolto con grande apprezzamento perchè ha mostrato il sesso da una prospettiva più femminile. Eravate consapevoli di questo quando avete girato?

Sapevo che si trattava di una storia molto attesa dai lettori, ma noi non credevamo di star facendo qualcosa di nuovo. E’ una vergogna che nel XXI secolo faccia notizia il fatto che mostriamo qualcosa dal punto di vista di una donna, in questo caso il sesso. Ma siamo contenti della risposta del pubblico. Sembra che abbiamo trovato una nicchia che non era stata ancora esplorata.

Come ti sei sentito come uomo nella scena? Claire (Caitriona Balfe), la protagonista, controlla completamente la situazione. Deve essere stato un po’ “intimidatorio”.

Sì. Abbiamo bevuto molto whisky.
Sul serio?
(Ride) No. Jamie è un personaggio molto sensibile: non permette a nessuno di vedere le sue cicatrici, né quelle della sua schiena né quelle psicologiche, e soprattutto è vergine, per questo motivo la scena è un momento molto importante per lui. Per fortuna, ho molta confidenza con Caitriona Balfe e anche con la regista Anna Foerster. Volevamo girare qualcosa di onesto e attraente dal punto di vista emotivo.

L’episodio è stato preparato in modo particolare?

Un po’. Quando giriamo una scena spinta dal punto di vista sessuale o con violenza esplicita, ci assicuriamo che abbia il tono adeguato. Così proviamo queste scene più del solito: esploriamo ciò che vogliamo lo spettatore veda e cosa no. Siamo molto consapevoli del fatto che non vogliamo la serie finisca col sembrare un soft-porn. Quella scena è lì per un motivo: per far progredire la trama. Tutto ha un senso.

Quanto tempo avete trascorso in questa camera?

Siamo stati rinchiusi lì dentro per due settimane. E’ stato molto intenso perché non è la stanza più grande del mondo e soprattutto c’erano 15 persone della produzione con noi. Faceva molto caldo.

La serie ritorna il 4 Aprile e nella clip mostrata in anteprima (>>QUI<<) possiamo vedere Jamie mentre riflette sul diventare un uomo.

La seconda parte della stagione sviluppa molto di più chi è Jamie. Ritiene di avere nuove responsabilità: prima non doveva rispondere davanti a nessuno, ma adesso ha persone di cui è responsabile. Cerca di trovare il suo posto nel mondo e deve decidere se vuole seguire l’esempio dei sui antenati o se vuole essere un uomo molto avanti rispetto al suo tempo.

La luna di miele non è stata esattamente molto romantica. Faremo i conti con una serie più cupa?

Sì, i prossimi episodi saranno molto cupi. La relazione di Claire e Jamie viene messa alla prova e devono affrontare ciò che sentono l’uno per l’altro. Gli ostacoli rafforzano la loro relazione ma non impediscono che ci sia un alone tragico, perché Black Jack Randall vuole distruggerli.

Almeno ti sei congedato temporaneamente come un eroe.

Sì, e quando ritorniamo con la messa in onda viene mostrata la situazione dal mio punto di vista: cosa ho dovuto fare per arrivare in tempo da Claire e le ripercussioni delle mie azioni.

Inizialmente alcuni critici hanno etichettato la serie come un dramma per donne. Come venderesti Outlander agli scettici?

E’ una serie che cambia di continuo. Quando credi che stai guardando un dramma in un castello, i personaggi iniziano a viaggiare, dopo ti sorprende come un atto teatrale e poi ti trasporta negli anni ’40. Ron D. Moore e Diana Gabaldon sono degli ottimi narratori, e creano una storia oscura e in continua evoluzione.

Sicuramente deve essere molto piacevole avere Diana Gabaldon dalla tua parte quando ti hanno scelto per interpretare Jamie. Non smette di tessere le tue doti.

E’ stata molto generosa e ci ha sempre appoggiato, il che è meraviglioso perché senza di lei non esisterebbe la serie. Inoltre, siamo continuamente in contatto e abbiamo sviluppato un’amicizia molto speciale.

Infine… Ma si può sapere cosa hanno i britannici che ossessiona così tanto Hollywood? Tra te, Benedict Cumberbatch, Charlie Hunnam, Jamie Dornan… Siete amati da tutte le donne!

Credo perché siamo alti e abbiamo un accento molto strano (ride). In realtà, non ho la minima idea, ma sicuramente la moda cambierà e saranno altri i preferiti. Magari nascerà una predilezione per gli attori spagnoli!

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2 commenti

  • LoneRanger

    Si, credo Outlander sia la fine di una cultura cinematografica tipo “Game of Throne” e l’inizio di una nuova, dove la relazione uomo donna trovi un posto piu’ tenero e femminil;e.

    I nipoti dei nostri nipoti studieranno Outlander e le opere della Diana Gabaldon nei Ginnasi e nelle Universita’ di domani.

  • LoneRanger

    Si, credo Outlander sia la fine di una cultura cinematografica tipo “Game of Throne” e l’inizio di una nuova, dove la relazione uomo donna trovi un posto piu’ tenero e femminil;e.
    I nipoti dei nostri nipoti studieranno Outlander e le opere della Diana Gabaldon nei Ginnasi e nelle Universita’ di domani.

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