General News,  Outlander,  Stagione 1

La violenza sessuale in "Outlander" vs "Game of Thrones"

Outlander vs GameofThrones

ATTENZIONE – QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILERS SUGLI ULTIMI EPISODI TRASMESSI DI

“OUTLANDER” E “GAME OF THRONES”.

La settimana scorsa abbiamo assistito a due episodi notevolmente violenti di due grandi show (il che è tutto dire, dato che entrambe le serie sono già di per sé esplicite). Si è registrato un affascinante contrasto nella risposta da parte dello spettatore e della critica per le loro differenti rappresentazioni della violenza sessuale – che illustra chiaramente il maggiore divario tra i due show su come trattano i loro personaggi – e, di conseguenza, il loro pubblico.

Lo scorso sabato, “Outlander” ha visto Jamie Fraser (Sam Heughan) in ‘Wentworth Prison’ affrontare l’efferato Black Jack Randall (Tobias Menzies), il quale ha torturato e preparato allo stupro il giovane guerriero Highlander. Il giorno seguente, “Game of Thrones” ha concluso l’episodio “Unbowed, Unbent, Unbroken” con il matrimonio di Sansa Stark (Sophie Turner) e Ramsay Bolton (Iwan Rheon), che poi l’ha stuprata durante la loro notte di nozze.

La risposta del pubblico allo stupro di Sansa è stata pesantemente negativa. Non solo ha cambiato gli eventi rispetto al libro di George R. R. Martin con il suo personaggio che diventa vittima di Ramsay (invece di un personaggio minore che rivestiva quel ruolo), ma la sua sofferenza ha colpito molti poiché inutile e gratuita. I miei sentimenti erano un po’ diversi: sebbene mi sentissi nauseata dal trattamento di Sansa, capisco perché lo show vorrebbe far convergere i personaggi, considerando la scrittura dispersiva di Martin. Inoltre non penso che dovremmo preoccuparci solo quando ad essere vittimizzati sono personaggi principali femminili; lo show ha ricorso a stupro e omicidio di personaggi femminili extras sin dalla prima stagione.

Il motivo per cui la scena di “Game of Thrones” ha fatto così infuriare è stato perché l’aggressione di Sansa sembra sbattuta in faccia al telespettatore, così come spesso succede con molta della violenza contro le donne in “Game of Thrones”. C’è una differenza essenziale nella prospettiva degli atti perpetrati ai danni di Sansa e Jamie, e vale la pena di ricordare che l’episodio di “Game of Thrones” è stato diretto da un uomo (Jeremy Podeswa) mentre l’episodio di “Outlander” è stato diretto da una donna (Anna Foerster). Non penso naturalmente che sia impossibile per un regista uomo portare profondità e sensibilità quando si tratta un argomento come questo, ma wow è un grande contrasto nel modo in cui vediamo cosa accade a questi due personaggi.

E’ interessante notare che la violenza che vediamo fatta a Jamie in “Wentworth” è anche modificata – e amplificata – rispetto al materiale di partenza, il libro di Diana Gabaldon. Lì, ascoltiamo soltanto dopo che il fatto è avvenuto, e non nel dettaglio. Quindi il fatto che lo show ha scelto di rappresentare davvero la vittimizzazione di Jamie poteva, nelle mani sbagliate, essere disastrosa – e provocare il tipo di reazione negativa che ha avuto il cambiamento della storyline di Sansa.

Ecco perché non è accaduto: Foester è rimasta ampiamente con il punto di vista di Jamie durante l’episodio, prima guardando i suoi compagni di prigione sulla forca e dopo incatenato in prigione. Quando vediamo Black Jack, sentiamo quello che prova Jamie: è terrificato ma risoluto; arrendendosi alla sconosciuta e incombente sofferenza. Black Jack, come villain, è perverso come Ramsay in “GoT”, ma non è un personaggio da cartone animato, che si contorce i baffi – è terrificante.

Per quanto riguarda il contenuto, l’episodio è insolito in quanto raffigura la violenza sessuale tra due uomini. Ma “Outlander” ha sovvertito le norme di genere sin dall’inizio, e qui non è diverso. Jamie – un classico eroe bello e vigoroso – è la vittima, Randall lo stupratore. Ma la situazione non è mai presentata come sconvolgente perché il suo aggressore è gay; lo show ha avuto cura d’indicarlo in modo chiaro prima, quando Jamie ha spiegato a Claire perché aveva resistito alle avances di Randall. (Aggiornamento: Diana Gabaldon ha dichiarato che lei non ha scritto Black Jack come gay: “E’ un pervertito, sadico. Trae piacere sessuale nel ferire le persone, ma non è interessato al sesso della vittima. Personlità, sì – sesso, no.”)

A differenza di “Game of Thrones”, cosa succede a Jamie in prigione non è girato in stile torture-porn. Quello che vediamo fatto a Jamie non è piacevole, né vederlo soffrire. La violenza a sfondo sessuale con la quale Black Jack lo minaccia – per esempio, carezzandogli e leccando le cicatrici che gli ha inflitto sulla schiena, o strappandogli la camicia con un coltello – non sono intese per sembrarci sensuali; è assolutamente repellente. E quando Randall pianta un chiodo nella mano distrutta di Jamie, siamo lì seduti con Jamie e Claire (Caitriona Balfe) che piangono, la quale tiene l’altra mano di Jamie, mentre succede.

L’aggiunta della presenza di Claire nella cella della prigione durante la tortura di Jamie è un’altra ragione per cui “Outlander” continua ad essere uno show femminista così gratificante. Da sola, Claire entra con coraggio dentro la prigione – facendoci intravedere altri gruppi di uomini che soffrono orribilmente nelle celle – prima di tentare di salvare Jamie, che comprende lanciarsi fisicamente contro i suoi aguzzini. Il fatto che lei alla fine non riesca a salvarlo, distrugge entrambi, e noi mentre guardiamo. E’ una visione dura, questo episodio. Ma non nel mondo in cui lo è stata la scena finale in “Unbowed”.

Gli stupri in “Game of Thrones” sembrano concepiti per provocare, per strumentalizzare. Questo non è differente. La violenza sessuale è fotografata meravigliosamente – come abbiamo visto con il volto della Turner pressato sulla pelliccia sopra al letto alla fine dell’episodio. Lo show sembra anche che si stia divertendo molto con il personaggio di Ramsay; ha una certa similarità che ammicca a Malcolm McDowell in “A Clockwork Orange” [Arancia Meccanica, n.d.r.]. Rheon è piuttosto bravo nel ruolo, ma persino lui ha lasciato intendere che lo show è andato troppo oltre con quello che fa.

“Game of Thrones” semplicemente non dà abbastanza gravità a nessuna delle violenze sessuali fatte ai suoi personaggi femminili. Lo show confeziona così tante storyline in un’ora che lo stupro accade e passa semplicemente via; non c’è tempo per processare i veri sentimenti al riguardo. Per fare un paragone, il prossimo episodio di “Outlander” – che sembra continuerà a restare focalizzato su Wentworth con Jamie e Black Jack per almeno parte della sua durata – includerà le ripercussioni psicologiche dello stupro dopo che (presumibilmente) Jamie viene tratto in salvo.

Spero che gli showrunner di “Game of Thrones” stiano guardando “Outlander”; potrebbero imparare un paio di cose dallo show di Ronald D. Moore su come drammatizzare la violenza sessuale senza spettacolarizzarla.

Se l’indignazione per Sansa si può considerare un’indicazione, potremmo davvero assistere ad un cambiamento radicale. Se il pubblico non vorrà davvero sopportare più lo stupro gratuito e banalizzato in TV, gli show smetteranno di farli.

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