Diana Gabaldon,  Outlander

Diana Gabaldon racconta la sua esperienza da attrice sul set di Outlander

Diana Gabaldon ha raccontato attraverso la sua pagina Facebook la sua esperienza sul set di Outlander, dove in occasione della sua visita ha anche preso parte alle riprese in una piccola scena nel ruolo della “moglie di un mercante”. Ecco il suo resoconto:

“Sapete non sono per niente sorpresa che gli attori abbiano delle difficoltà nel rapportarsi alla Vita Reale. Non che non siano in grado di separare la realtà dei loro personaggi (e credetemi, trattasi di realtà) da quella personale – ma se sei un attore, la Vita Reale non esiste quando lavori.
Dopo una sessione di lettura al Blocco 3 e un meeting con la produzione lunedì, ed un affascinante tour nel Mondo di Outlander (vi dirò di più in dettaglio, ma più tardi: ho dormito 4 ore, la “chiamata” era alle 5.30 di mattina oggi, che significa mi sono alzata alle 4.30 per un altro giorno pieno) – seguito da ore di interviste con la stampa – mi sono imbarcata per la Mia Breve Carriera come Attrice TV mercoledì mattina.

“Chiamata” significa l’ora in cui una macchina viene al tuo residence e ti porta a lavoro. Ci sono 5 unità di autisti che lavorano per Outlander, tutte personalità molto vivide a loro modo (potete seguire alcuni di loro su Twitter come per esempio @daviehollywood, e dare loro la vostra opinione riguardo la loro idea di realizzare un “Calendario degli Autisti di Outlander”. Davie mi ha chiesto cosa ne pensavo e ho risposto: “Non so…. Full Monty o G-strings?” Non ho ancora ricevuto risposta.)
L’ufficio della produzione ti da (ad ogni attore) il “call sheet” (ndr: elenco dei nomi degli attori in relazione alle scene da girare durante la proiezione di un film) per il giorno dopo, quando te ne vai la sera – questo ti dice quando verranno a prenderti, quando andare in sala trucco e teoricamente a che ora sarai sul set e altre informazioni come per esempio se filmerai solo quel giorno o anche i seguenti e se sì, quali giorni (tutto questo è soggetto a cambiamenti)
 
Quindi mercoledì, io e mio marito (presente come foto giornalista e documentarista) siamo stati prelevati alle 6.55 di mattina. secondo il “call sheet”, e trasportati fino a prelevare Caitriona Balfe e sua sorella minore Lorraine che lavora nel reparto Costumi per Outlander. Entrambe ragazze adorabili e amichevoli e divertenti come lo può essere una persona a quell’ora della mattina.
Siamo stati lasciati nel retro del lotto, dove sono tutti i trailers. Ora, tutti gli “artisti” (i regulars, in opposizione a Supporting Actors o extras) hanno il proprio trailer – in questo caso la maggioranza aveva un trailer largo la metà di uno trailer per due persone. Potete vedere il mio nelle foto – i trailer hanno i nomi degli attori sulla porta e sono confortevoli all’interno (c’è un piccolo bagno in ognuno di essi e anche una toilette e il soggiorno è composto da un divano a scomparto. E’ confortevole, ben fornito con sedie comode e un tavolo da caffè e mini – frigo e un ripiano con oggetti vari come Kleenex, caraffe elettriche e thè Tetley)
Qualcuno (ci sono persone in tutto il perimetro il cui lavoro è tenere d’occhio altre persone, in particolare gli artisti. Quando lavori loro sanno dove sei ogni minuto e puoi essere trovato all’istante. Ti consegnano uno all’altro come fossi un pacco (un pacco di cui si prendono molta cura e che viene rispettato)
Tutti i trailer hanno delle scalette molto strette per arrivare alla porta, un posto pericoloso in cui stare se devi negoziare vestita da XVIII secolo, ma fortunatamente ce l’ho fatta a non rompermi l’osso del collo (in realtà ho rotto il vestito un paio di volte ma questa è un’altra storia) e quando se dentro al trailer le persone arrivano e bussano con frequenza regolare portando cibo (colazione e pranzo non sono solo a tua disposizione ma ti vengono proprio portati), portando costumi o si preparano per portarti ovunque tu debba essere.
In questa circostanza qualcuno si è affacciato e mi ha istruito di togliermi la maglietta ed indossare l’accappatoio rosa sul divano ed andare con loro. L’ho fatto e mi hanno portato in sala Hair & Makup dove Annie (il capo del dipartimento, con un interesse profondo – e ricerca accurata  – per gli stili di pettinatura del XVIII secolo) tiene d’occhio tutto. Julie mi ha applicato un make up basico – dato che una donna del XVIII secolo non ne indosserebbe alcuno – ed il mio in pratica mi illuminava il viso ed era una base riflessante adatta alla macchina da presa (il tutto condito da cipria che veniva applicata ogni 5 minuti quando la cinepresa non era in funzione) – e dopo mi hanno sistemato la parrucca. Il tutto è stato…meraviglioso, non c’è un’altra parola. Non sono autorizzata a mostrarvi il mio costume (Starz vuole mantenere alcuni segreti) ma era…uhm…ho visto abiti più grandi ed estrosi del mio, vi dico questo. Ed era approssimativamente del colore dei miei capelli.
Prepararsi alla parrucca significa che mi hanno fatto 4 piccole trecce e le hanno modellate a croce sulla mia testa fermandole con forcine in metallo per capelli. Questo permette una base su cui la parrucca verrà agganciata con milioni di clip per capelli di tutte le forme e grandezze.
La parrucca di per sé è fatta di capelli umani, attentamente montati e acconciati su una specie di cappello tipo “retina”. Il cappello si posiziona sopra i propri capelli e l’estensione della retina si estende alla cima della testa fino alla punta delle orecchie. Quando la parrucca è ben salda, tagliano il rimanente al minimo e poi lo incollano al volto con un fissante. Una volta fissata la retina diventa in sostanza invisibile; non la vedi nemmeno stando di fianco ad una persona che la indossa – almeno che il fissante non si sia seccato e non sia stato applicato in sufficiente quantità, in quel caso la retina si alza dalla pelle e vedi gente con le mani alle tempie che esclama “MI si sta increspando la retina!” –  una persona dal Makeup si materializza magicamente con il pennello imbevuto di alcool pronto (l’alcool dissolve il fissante che permette di alzare la retina, pulire la pelle e rifissarla)
Qualcuno mi sta aspettando mentre uscivo dal trailer Hair & Make up e dopo avermi chiesto cosa volevo per colazione(hanno tutte le cose standard e ho scelto bacon, uova e toast) mi ha riportato al mio trailer per spaventare mio marito)
La colazione è arrivata prontamente – insieme ad una Diet Coke che ho richiesto: la maggior parte delle persone sul set beve thè o caffè o acqua tutto il giorno ma dato che Ron D Moore beve Diet Coke, c’era da offrirmene – seguita subito dopo da 2 ragazze del reparto Costume, con i pezzi del mio abito.
Non posso mostrarvelo, a parte la sottoveste in foto, ma consisteva in una veste in mussolina lunghezza ginocchia, calze verdi altezza ginocchio, scarpe rosso-marrone con fiocchetti di raso, un corsetto che andava sopra la veste, la già menzionata sottoveste (che mi è stata tenuta aperta per me e io mi ci sono tipo infilata dentro così la potevano sistemare sopra al resto della veste e un bum-roll, per far apparire i fianchi più larghi perchè pare fossero sexy nel XVIII secolo)
Busti. Si allacciano da dietro e ci vuole un considerevole lasso di tempo per stringerli. Se è fatto propriamente non puoi respirare, anche se ti ci abitui dopo un po’. Non puoi piegarti sul serio, quindi mio marito ha dovuto riallacciarmi i fiocchi delle scarpe fino a quando non ha rinunciato e ci ha fatto un doppio nodo. Ti danno l’aspetto del vitino a vespa, vi dirò questo.
Comunque, una volta che tutti gli strati sono stati sistemati la mia costumista mi ha fatto indossare un vestito assolutamente meraviglioso disegnato appositamente per me da Terry Moore, capo del Dipartimento Costumi. Velluto increspato, pizzo d’oro, pettorina con il tartan McKenzie e “sack-back“….non posso dire altro ma era meraviglioso. Una volta che l’ho indossato hanno fatto entrare Crowford, apparentemente l’unico uomo del reparto Costumi (anche se ci sono quasi 74 impiegati e non ho visto tutti quindi non posso giurare sia vero), dato che serviva un po’ di muscolo per legare il vestito ai bustini.
Era bellissimo, ma lasciatemi dire che una volta chiuso e stretto non potevi fare molto se non camminare e muovere le braccia in modo circoscritto. Andare al bagno è – possibile – ma non un impegno facile. Puoi sederti ma non puoi appoggiarti con la schiena – non per la paura di rompere il vestito ma semplicemente perchè non puoi. Hai una bella postura però, anche se involontariamente.
Mi hanno lasciata poi, un po’ in ansia a parlare con mio marito per poco, dopo avermi assicurato che qualcuno sarebbe venuto per me – e puntualmente qualcuno è arrivato per condurmi al “sound stage” dove stavano filmando. (Ci sono due sound stage e quello dove ero io era quello dove è costruito il Great Hall – ed è un set impressionante)
Ora ho bisogno di dormire un po’ perché anche se domani la “chiamata” non è ad un orario mattiniero, lavorerò comunque. Se avrò tempo dopo il lavoro vi dirò di più del Gathering, del Great Hall e come “girare” funziona realmente. Restate sintonizzati!
 
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