Intervista a Ron D. Moore post-finale Outlander 2: il destino di Jamie, le stagioni 3 e 4, Emmy Awards e ‘Game Of Thrones’

jamie voyager season 3

Dopo una splendida corsa durata 13 episodi che ha visto Outlander tra i salotti e gli intrighi della Parigi di Luigi XV nel diciottesimo secolo, la ribellione Giacobita e il ritorno nelle highlands Scozzesi, la serie Starz guidata da Caitriona Balfe e Sam Heughan ha concluso la sua seconda stagione con rinnovata speranza. Ha visto anche la morte di un personaggio di primo piano, rivelazioni in diverse epoche e un viaggio di ritorno al cerchio di pietre di Craigh na Dun dal 1968 al 1746 per la Claire di Balfe.

Come sanno i fans dei libri di Diana Gabaldon sui quali la sensuale serie tv Outlander è basata e come gli spettatori hanno scoperto nel finale di 90 minuti, il Jamie Fraser di Heughan non è morto per mano degli Inglesi durante la Battaglia di Culloden, ma il Capitano condottiero Dougal MacKenzie (Graham McTavish) ha incontrato la sua fine per mano di Jamie.

Immerso nella produzione della terza stagione dello show, il produttore esecutivo Ronal D. Moore ha parlato con Deadline in merito al finale della seconda stagione, creando un ciclo narrativo – adesso concluso – cambiandolo rispetto a quello del romanzo “Dragonfly in Amber” su cui è basato. Lo show non sarà al Comic Con quest’anno, ma l’ex produttore esecutivo di Battlestar Galactica ha discusso anche dell’adattamento del libro su cui sarà basata la prossima stagione, “Voyager” (diviso in italiano in “Il cerchio di pietre” e “La collina delle fate”, n.d.r.), che la Gabaldon ha scritto nel 1993, rispondendo inoltre alla domanda se l’autrice scriverà nuovamente una sceneggiatura per la serie tv. Moore ha delineato inoltre i piani per la stagione 4 da parte di Sony Pictures Television e Left Bank Pictures e se pensa che Outlander riuscirà ad ottenere delle nominations alla 68esima edizione degli Emmy Awards questa settimana (le nominations saranno annunciate giovedì 14 Luglio alle ore 17,30 italiane, n.d.r.).

DEADLINE: Il finale della Stagione 1 potrà essere stato più brutale, ma la conclusione di quest’anno sicuramente è risultata alla pari in termini di colpi di scena drammatici, specialmente l’uccisione di Dougal. Quale pensi sia stata la reazione dei fans?

MOORE: Se non hanno letto i libri, credo saranno sorpresi e scioccati dalla morte di Dougal MacKenzie perché è un grande personaggio e una forza potente. Specialmente dal momento che Colum (Gary Lewis) è morto nell’episodio precedente, si poteva pensare che ci sarebbe stata una lunga strada da percorrere con Dougal. Suppongo che il pubblico televisivo stesse ipotizzando che avremmo visto Dougal combattere fino alla morte a Culloden, vero? Sarebbe stato una delle figure principali in quella storyline, quindi penso sia stata una grande sorpresa.

DEADLINE: La scorsa stagione si è conclusa con la scena dello stupro con protagonisti Black Jack e Jamie, una scena che ha generato un’imponente e scioccante risposta da parte dei fans. Il finale di questa stagione ha avuto un tono differente. E’ stato intenzionale?

MOORE: E’ stata certamente una scelta voluta, ma non penso che la nostra impostazione sia nata allo scopo di distinguerlo dal finale della stagione 1. Aveva un suo senso, una sua organicità…vi era un ritmo diverso e un’idea generale diversa per quello che avremmo fatto nel finale di quest’anno. Il finale della scorsa stagione è stato unico ed irripetibile, e la storia doveva finire in quel modo. Non penso affatto che lo show o i libri si prefigurino l’obiettivo di superarsi ogni anno o alla fine di ogni libro. Quel finale era la fine per quella storia, e questo costituisce la fine appropriata per la storia narrata quest’anno.

DEADLINE: Adesso che sei più addentrato nella serie e di conseguenza anche nei libri, in che modo bilanci l’adattamento sul piccolo schermo per mantenere coinvolti sia il pubblico lettore sia quello non fan della saga cartacea?

MOORE: Cerco costantemente di tenere a mente entrambi i pubblici. E’ una fonte di continua conversazione in Sala Scrittura e in fase di montaggio. E’ il mio lavoro tenere d’occhio sia sul pubblico lettore sia su quello non lettore. Conosco i libri, ma devo sempre provare a guardare lo show con una mente rivolta a chi non ha letto i libri, se non ha alcun senso per me, mi devo chiedere “Ne sono coinvolto a livello emotivo? E’ una fonte di grande intrattenimento a prescindere dal fatto che abbia letto o meno il materiale originale?”

Penso sempre alla mia esperienza con “Game of Thrones”. Guardo Game of Thrones. Penso sia una grande serie, mi diverto, ma non ho mai letto i libri, e così alle volte succedeva, soprattutto in alcuni momenti delle prime stagioni, dove mi perdevo. Dovevo mettere in pausa, rivolgermi a mia moglie chiedendole “Ok, aspetta un minuto, chi è quello e come è successo questo?”; lei me lo spiegava ed io tornavo a guardare lo show.

Pertanto, con Outlander mi ricordo sempre della mia esperienza come spettatore che non conosce il materiale di base, e la uso in un certo senso come aiuto per guidarmi con Outlander, perché si rivolge a spettatori molto diversi. Penso sia facile per noi iniziare con l’esperienza dei fans che conoscono i libri così bene perché conosciamo i libri adesso. Così, mentre stiamo delineando e scrivendo lo show, sappiamo quali sono le principali attrattive, sappiamo quali sono le storylines, conosciamo la storia e gli intrecci, lavoriamo attorno a tutto questo… E’ l’altra audience, invece, per cui devi fare un passo indietro e “frenarti”. Penso sia il mio lavoro quello di provare costantemente a mantenere coinvolto il pubblico che guarda solo la serie tv.

DEADLINE: A tale scopo, hai fatto vari cambiamenti strategici rispetto a “Dragonfly in Amber”, il libro su cui si basa la seconda stagione di Outlander – ad esempio abbiamo visto alla fine cose che accadevano all’inizio, vale a dire le parti ambientate nella Scozia del ventesimo secolo…

MOORE: Il cambiamento maggiore che abbiamo fatto è stato iniziare la stagione negli anni ’40 invece di cominciare nel 1968. Quella è stata la modifica più grande rispetto al libro. Sentivo che all’inizio della stagione sarebbe stato un salto temporale troppo grande per il pubblico, portare gli spettatori da Claire e Jamie che salpano verso la Francia ad un salto che improvvisamente ci portava nel 1968 rivelando che non solo Claire fosse ritornata nel ventesimo secolo, ma avesse cresciuto una figlia, fosse diventata un medico chirurgo, il reverendo fosse morto, Frank fosse morto…. wow! Traumaticamente era davvero troppo!

Così ho pensato, “Ok, iniziamo in modo un po’ più cronologico. Iniziamo con il suo ritorno negli anni ’40, stabiliamo che lei è con Frank e avrà un bambino, perché anche solo questi elementi rappresentano un grande salto temporale per il pubblico, sebbene non così enorme come poteva essere quello del libro.” Da quel punto, abbiamo lasciato che fosse la storia del diciottesimo secolo a dettare l’equilibrio della stagione, ricordando di tanto in tanto al pubblico che tutto fosse destinato al fallimento, e poi raccontare il 1968 alla fine, intervallando con la storia del diciottesimo secolo nell’ultimo capitolo, perché credevo sarebbe stata una sovrapposizione interessante.

Mi piaceva l’idea di lavorare con questo salto di 20 anni nel ventesimo secolo dove incontreremo Brianna adulta (Sophie Skelton) e una Claire più matura, vedere che ha vissuto tutti questi anni e la sua vita è andata avanti, raccontando simultaneamente al pubblico le ultime azioni di Claire e Jamie a Culloden ma in modo che quando Claire ritorna al cerchio di pietre e lo lascia al suo destino, noi scopriamo che in realtà è sopravvissuto e adesso la Claire che ha vissuto quei 20 anni capisce che deve tornare indietro. Ho pensato che una simile impostazione avrebbe riunito tutto in modo piacevole.

DEADLINE: Hai intenzione di adottare un approccio analogo con il libro “Voyager” e la Stagione 3?

MOORE: Sì, alcune cose avranno un ordine cronologico diverso, ma il terzo libro è ben lungi dal rappresentare la stessa sfida come il secondo. Voyager ha una narrazione un po’ più lineare e il processo di adattamento si è già dimostrato più facile in Sala Scrittura perché la struttura è un pochino più semplice.

Anche nella prima stagione abbiamo risequenziato certi eventi e spostato certi elementi, fa parte del processo d’adattamento, ma non è un ostacolo così grande da superare nella terza stagione. Ci sentiamo piuttosto ottimisti riguardo al punto in cui ci sta portando la terza stagione.

DEADLINE: A che punto siete in termini di produzione e sceneggiatura per la Stagione 3?

MOORE: La Sala Scrittura è ben avviata, abbiamo gli script dei primi due, tre episodi. Abbiamo tracciato a grandi linee le trame degli episodi 8, 9 o 10; siamo nella fase in cui non abbiamo bozze ufficiali ma abbiamo delineato le varie storylines. Quindi abbiamo un’idea piuttosto chiara verso quale direzione l’equilibrio della stagione sta andando. Siamo in pre-produzione al momento. Non inizieremo a filmare fino alla fine di Agosto – inizi di Settembre.

DEADLINE: Diana scriverà un episodio nella Stagione 3 come ha fatto con l’episodio 11 della Stagione 2 “Vengeance Is Mine”?

MOORE: Non so. Non ne abbiamo ancora discusso. Vedremo cosa accadrà. So è impegnata con il suo prossimo libro, quindi vedremo come andrà a finire.

DEADLINE: Voyager ha parecchie scene in mare aperto, quindi filmerete ancora in Scozia, lavorando nei vostri studios, come avete fatto nella Stagione 2 ricreando la Francia del diciottesimo secolo?

MOORE: Probabilmente. Dobbiamo studiare e capire in che modo farlo perché è un elemento molto importante. Dopo il viaggio per mare, [Jamie e Claire] finiscono in Giamaica – che non somiglia molto alla Scozia. Siamo impegnati attivamente nella ricerca di altre locations, ma la nostra base produttiva sarà principalmente ancora in Scozia.

Penso che a questo punto tutto sia possibile. E’ una grande impresa cercare di capire dove realizzare tutte quelle sequenze. Sono sicuro che sarà coinvolta un po’ di ‘magia’ creata con la computer grafica. E’ un grosso interrogativo, ma abbiamo tempo per venirne a capo perché la prima metà della stagione ha luogo in Scozia e a Boston. Perciò dobbiamo filmare tutto quel materiale prima di andare per mare e nei Caraibi.

DEADLINE: Outlander ha ottenuto un rinnovo di due stagioni dalla Starz lo scorso mese, quindi a che punto siete con la Stagione 4 e l’adattamento della storia nelle colonie Americane su cui si basa “Drums of Autumn” (diviso in italiano in “Tamburi d’Autunno” e “Passione oltre il Tempo”, n.d.r.)?

MOORE: Siamo soltanto ad una prima fase di conversazioni generali riguardo alla Stagione 4. Conosciamo qual è il quadro generale, ma al momento la maggior parte della nostra attenzione è rivolta alla Stagione 3. Tuttavia, sapere di avere ancora due stagioni rende tutto più facile perché puoi in un certo senso mettere da parte la Stagione 4 per un momento, sapendo che comunque la realizzerai. Poi, man mano che ci addentreremo nella Stagione 3 – in termini di pianificazione, logistica – ci avvicineremo sempre di più a parlare seriamente della Stagione 4.

Inoltre, gli sceneggiatori inizieranno a dedicarsi alla Stagione 4 mentre questa stagione è ancora in preparazione. Scriveremo tutti gli episodi per la Stagione 3, li organizzeremo e inizieremo a prepararli per le riprese, e poi l’intero team di scrittori inizierà a lavorare alla Stagione 4 mentre staremo filmando ancora questa. Questo ci dà un grande vantaggio, per programmare la produzione, in termini di budget ecc… E’ un grandissimo aiuto.

DEADLINE: Le nominations Emmy saranno annunciate il 14 Luglio. La stagione 1 ha ricevuto soltanto una nomination per Original Dramatic Score, ma ai Golden Globes di quest’anno, Caitriona era in lizza per Best Actress in a TV Drama, Tobias Menzies per Best Supporting e lo show per Best TV Series – Drama. Perciò, come pensi che andranno le cose questa volta in occasione degli Emmy?

MOORE: Sai, sei sempre molto fiducioso, ma faccio questo lavoro da così tanto tempo da sapere che si tratta di un terno al lotto. Non ci spero troppo e prenderemo quel che verrà. Sarebbe bello ottenere nomination in una delle varie categorie. Penso lo show sia ad un livello tale che meriterebbe assolutamente dei riconoscimenti, ma è davvero difficile. L’Academy è l’Academy. Voglio dire, sono un membro, ne faccio parte, e non so perché l’Academy voti in un modo o in un altro; è un processo misterioso e dipende da chi vota e chi no, quindi dovremo aspettare e vedere.

4 thoughts on “Intervista a Ron D. Moore post-finale Outlander 2: il destino di Jamie, le stagioni 3 e 4, Emmy Awards e ‘Game Of Thrones’

  1. Un grande mistero per me e’ la valutazione stratosferica di Game of Thrones.
    Sono un fan della serie che raccolgo e mantengo gelosamenta nel mio harddisk.
    Tutti gli attori e i membri della squadra di produzuione sono bravi e si meritano il nostro plauso e tutti gli onori del mondo del cinema.
    Paragonato con Outlander la serie ha un valore alquanto inferiore, tuttavia le cifre di visualizzazione e di ascolto sono di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi altra serie televisiva. E questo per me e’ inspiegabile.
    Interessi economici finaziari diversi possibilmente. Clicks ad alto livello, una mano lava l’altra, cosa succede esattamente all’ Accademia durante le votazioni nessuo lo sa, e cosi’ via. Ma rimane il fatto che GoT e’ sopratutto una storia violenta e sesso molte volte senza un fine preciso al filo della vicenda. Ma ovviamente attira anche la curiosita’ e l’ interesse di una grande parte degli spettatori.
    Dice molto su chi sono i fans, piuttosto sul valore della storia.
    No, non mi aspetto niente dall’ Accademia Emmy. L’ Accademia e’ stata creata per supportare Game of Thrones, non per premiare il valore della storia e delle prestazioni della squadra e degli attori.

  2. Un grande mistero per me e’ la valutazione stratosferica di Game of Thrones.
    Sono un fan della serie che raccolgo e mantengo gelosamenta nel mio harddisk.
    Tutti gli attori e i membri della squadra di produzuione sono bravi e si meritano il nostro plauso e tutti gli onori del mondo del cinema.
    Paragonato con Outlander la serie ha un valore alquanto inferiore, tuttavia le cifre di visualizzazione e di ascolto sono di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi altra serie televisiva. E questo per me e’ inspiegabile.
    Interessi economici finaziari diversi possibilmente. Clicks ad alto livello, una mano lava l’altra, cosa succede esattamente all’ Accademia durante le votazioni nessuo lo sa, e cosi’ via. Ma rimane il fatto che GoT e’ sopratutto una storia violenta e sesso molte volte senza un fine preciso al filo della vicenda. Ma ovviamente attira anche la curiosita’ e l’ interesse di una grande parte degli spettatori.
    Dice molto su chi sono i fans, piuttosto sul valore della storia.
    No, non mi aspetto niente dall’ Accademia Emmy. L’ Accademia e’ stata creata per supportare Game of Thrones, non per premiare il valore della storia e delle prestazioni della squadra e degli attori.

  3. Perfettamente d’accordo: “Outlander” è sottovalutato, invece è una storia splendida, originale, con attori che farebbero invidia a vecchi colleghi di ben più lunga esperienza. Non si capisce il perchè… ho pensato che forse le fan attratte così dagli attori abbiano portato a un ribaltamento, in parole povere, hanno fatto più male che bene. Pensate a Sam che nell’immaginario femminile è l’uomo perfetto, bello, virile e chi più ne ha più ne metta. Tutto giusto e possibilmente vero, però, ciò va a discapito della bravura. Sam è bravo anche se fosse brutto…
    Mi dispiace davvero e tutto ciò è incomprensibile. Adoro la serie e sicuramente io, non la tradirò mai

  4. Perfettamente d’accordo: “Outlander” è sottovalutato, invece è una storia splendida, originale, con attori che farebbero invidia a vecchi colleghi di ben più lunga esperienza. Non si capisce il perchè… ho pensato che forse le fan attratte così dagli attori abbiano portato a un ribaltamento, in parole povere, hanno fatto più male che bene. Pensate a Sam che nell’immaginario femminile è l’uomo perfetto, bello, virile e chi più ne ha più ne metta. Tutto giusto e possibilmente vero, però, ciò va a discapito della bravura. Sam è bravo anche se fosse brutto…
    Mi dispiace davvero e tutto ciò è incomprensibile. Adoro la serie e sicuramente io, non la tradirò mai

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